LEGACY OF KAIN DEFIACE
Vampiri buoni, vampiri cattivi, esseri succhia-anime, occhi che parlano (ma per fortuna in questo caso il Signore degli Anelli non c'entra...) piani materiali e piani spirituali, salti e brevi planate in volo, colpi telecinetici, bagni di sangue e spade che grondano fiamme: in un mondo come questo tutto può succedere... In un mondo così anche il diavolo può scoppiare in lacrime...
Ne è passato di tempo da quando il vampiro Kain ha rovinato l'esistenza a uno suoi servitori, Raziel, rendendolo il tragico personaggio che abbiamo conosciuto in Legacy of Kain: Soul Reaver, secondo episodio della saga di Kain se considerariamo anche il primo Blood Omen, ma padre putativo di tutti i capitoli successivi per quanto riguarda il gameplay. Dopo averci fatto vivere separatamente le gesta dei due nemici giurati, Eidos ha quindi pensato di unirli in un ennesimo capitolo, non sappiamo se veramente conclusivo come si mormora, che promette comunque di chiarire molti dei punti oscuri dei precedenti episodi.
Proprio nell'ampio respiro della trama, abbastanza originale di base e sapientemente "intrecciata" nel corso degli anni, risiede una delle chiavi per capire il successo di questa saga presso il pubblico, e questo nonostante i due protagonisti non siano esattamente i classici "buoni" con cui sia facile identificarsi, anzi si configurino entrambi come figure tragiche e quasi senza speranza. Era quindi giusto, oltre che naturale, disporre queste complesse figure in un'ambientazione coerente, nella fattispecie l'oscuro reame di Nosgoth, anche in questo episodio parimenti.